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  PINOT GALLIZIO
1902 - 1964

Nato ad Alba nel 1902, Pinot Gallizio si laureò in Chimica all’Università di Torino nel 1924, dedicandosi poi all’attività di farmacista e allo studio di piante medicinali ed essenze. In parallelo alle attività professionali, egli coltivava alcune passioni legate al territorio albese e alle sue tradizioni storiche. Particolarmente rilevante fu l’interesse per l’archeologia, nato quando, adolescente, aveva ricevuto in eredità la biblioteca di un ingegnere minerario che a fine ‘800 aveva individuato in alcune cave di argilla albesi importanti reperti neolitici. Negli anni Quaranta Gallizio fu il primo a riprendere con successo quelle ricerche.

Membro del CLN delle Langhe, dal 1946 al 1960 fu consigliere comunale, intervenendo in più occasioni in favore del diritto degli zingari a circolare e soggiornare liberamente ad Alba.

Nel 1952 conobbe il giovane pittore torinese Piero Simondo, che lo accompagnò nella scoperta dell’arte moderna e della pratica della pittura. Nel laboratorio della “chimica vegetale”, che nei locali di un antico refettorio conventuale ospitava la produzione di aromi, peci e tramentine di Gallizio, nacquero i primi dipinti polimaterici realizzati con resine naturali e sintetiche.

Nell’agosto del 1955 avvenne ad Albisola l’incontro con il pittore danese Asger Jorn. Fu, come Gallizio scrisse nel diario, “la svolta decisiva nella libertà di ricerca”. Animatore tra il 1948 e il 1951 delle attività del gruppo Cobra, Jorn aveva fondato due anni prima il Mouvement International pour un Bauhaus Imaginiste; egli seguì ad Alba Simondo e Gallizio, al quale lo legava la comune passione per l’archeologia, e i tre sottoscrissero l’atto di fondazione del Laboratorio di esperienze immaginiste.

Nel settembre del 1956 fu convocato ad Alba il primo Congresso mondiale degli artisti liberi, dedicato al tema “Le arti libere e le attività industriali”, che fu teatro dell’incontro del Movimento per una Bauhaus Immaginista con l’Internazionale Lettrista di Guy Ernest Debord e Gil Wolman. Nel luglio dell’anno successivo i due movimenti si unirono nell’Internazionale Situazionista (IS), la cui piattaforma teorica era costituita dai testi in cui Debord aveva lanciato le parole d’ordine dell’urbanesimo unitario e della costruzione di ambienti.

Gallizio rimase presto, insieme al figlio Giorgio, l’unico esponente italiano dell’IS. Sviluppando le ricerche materiche e tecniche che avevano caratterizzato la sua pittura negli anni precedenti, iniziò a servirsi di lunghe porzioni di tela, che faceva scorrere su lastre di vetro dipinte per ottenere, con interventi di imprimiture e sovrapposizioni di colori, rotoli di “pittura industriale” lunghi decine di metri. Esposti per la prima volta nel maggio del 1958 alla Galleria Notizie di Torino, i rotoli potevano essere tagliati e venduti al metro.
Nel maggio del 1959 René Drouin ospitò nella sua galleria parigina la Caverna dell'antimateria. Con la collaborazione del figlio, Gallizio aveva dipinto nel Laboratorio di Alba i 145 metri di tela destinati a rivestire integralmente le pareti della galleria, in base a un progetto ambientale, che prevedeva anche la presenza di suoni e profumi, in cui i suoi interessi scientifici e antropologi si saldavano al principio situazionista del superamento della dimensione chiusa e autosufficiente dell'opera.

Nel 1960 seguirono questa discussa esposizione la personale allo Stedelijk Museum di Amsterdam e la partecipazione alla mostra Dalla natura all’arte, organizzata a Venezia a Palazzo Grassi da Paolo Marinotti, ma anche l’espulsione dall’Internazionale Situazionista.

Si apriva così una nuova fase della sua ricerca artistica, caratterizzata tra il 1960 e il 1961 dalla vocazione narrativa che è alla base dei cicli La Gibigianna e Storia di ipotenusa. Seguito da vicino dai critici Carla Lonzi e Michel Tapié, Gallizio venne invitato ad esporre a fianco di protagonisti dell’Informale europeo quali Fontana, Dubuffet, Tápies e dei giapponesi Teshigahara e Shiraga. Abbandonato il racconto e l'impianto geometrico che lo sosteneva, egli diede spazio nella sua pittura a una più libera espressività gestuale. Nacquero nel 1962 il ciclo delle Notti di cristallo, caratterizzato da grandi vortici colorati e dall’uso del dripping e della tecnica a spruzzo, e nel 1963 gli Oggetti e spazi per un mondo peggiore e le Fabbriche del vento, in cui i segni a spirale acquisirono una presenza e una densità cromatica inedite.

Nel 1964, nel corso di quelli che sarebbero stati gli ultimi mesi della sua vita, Gallizio pose la sua opera all'insegna dell'ombra, accostando in supporti-contenitori oggetti di recupero e segni pittorici neri, mentre andava contemporaneamente raccogliendo nell'Anticamera della morte, un grande mobile dipinto anch'esso di nero, reperti e ricordi della sua esistenza.

Egli morì improvvisamente nel febbraio del 1964, e la sala che la Biennale di Venezia gli aveva riservato per l’edizione di quell’anno, con una presentazione di Maurizio Calvesi, assunse il significato di un omaggio postumo.



Opere di PINOT GALLIZIO presenti in questa mostra:

PERCORSO MOSTRA



Pinot Gallizio(1902 - 1964)
Senza titolo
1956
Tecnica mista su masonite
155 x 75 cm
Courtesy Archivio Gallizio, Torino


Pinot Gallizio(1902 - 1964)
Senza titolo o Rotolo di pittura industriale
1958
Tecnica mista su rotolo di tela
74,5 x 7400 cm
Courtesy Archivio Gallizio, Torino



Elenco di tutte le opere della mostra

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